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Sintesi.

Il  buon andamento dell'economia europea arriv al culmine nel  secolo
tredicesimo.
Le  innovazioni  gi  introdotte  in agricoltura,  come  la  rotazione
triennale,  una pi efficiente aratura ed un sempre maggiore  uso  del
mulino,  si  diffusero ulteriormente. Al contempo le aree  conquistate
alle  coltivazioni si ampliarono ancora, soprattutto in  seguito  alla
colonizzazione tedesca dei territori slavi. Il conseguente aumento  di
produzione  favor  la scomparsa delle carestie  per  quasi  tutto  il
secolo,  ma, essendo basato soprattutto sul continuo dissodamento  dei
terreni,  quando rimasero disponibili solo quelli meno fertili,  torn
lo  squilibrio  tra  risorse  alimentari  e  popolazione  in  costante
aumento.  Il prezzo del grano aument vertiginosamente ed  i  signori,
che  non volevano rinunciare al guadagno, sciolsero i vecchi contratti
con  i  loro  contadini, pretendendo canoni in denaro da ricontrattare
ogni  anno.  Le condizioni dei contadini pertanto peggiorarono;  anche
quando vennero liberati dalla servit della gleba da parte dei governi
cittadini che conquistavano il contado, essi furono sottoposti a nuovi
pesanti gravami politici e fiscali.  (Paragrafo 1).
Questa  fase  espansiva dell'agricoltura si accompagn ad  un  ultimo,
massiccio    sviluppo   demografico.   Il   fenomeno   pi    evidente
dell'accrescimento demografico fu l'ampliamento delle  citt:  le  pi
popolose  (Milano, Firenze, Venezia, Parigi e le citt fiamminghe)  si
avvicinarono  ai  centomila  abitanti.  Il  loro  ingrandirsi  non  fu
caotico,  ma  rispose  a  criteri  di  ordine  urbanistico,  politico,
economico e religioso.
Una  citt come Firenze pass da una struttura caratterizzata da case-
torri,  adatta alle lotte di fazione dei nobili, ad un impianto basato
sulle  piazze,  dove  poteva  radunarsi  una  folla  multiforme,   per
ascoltare i "priori delle arti" o la predica di un frate "mendicante".
(Paragrafo 2).
Lo  sviluppo  del  commercio  conferm in questo  secolo  le  tendenze
manifestate  in  precedenza,  ossia  la  costituzione  di   due   poli
mercantili:   quello  italiano,  che  monopolizzava  i  traffici   con
l'Oriente,  e quello delle citt fiamminghe e dei porti tedeschi,  che
controllavano   gli   scambi   dell'Europa   settentrionale.   Intanto
l'ininterrotto  dominio  mongolo sull'Asia aveva  aperto  ai  mercanti
italiani  un enorme bacino commerciale. Contemporaneamente  una  nuova
manifattura, quella dei tessuti di lana, cominci a caratterizzare  le
aree  pi  sviluppate, in particolare le Fiandre e Firenze,  divenendo
l'attivit pi diffusa in Europa, dopo l'agricoltura.   (Paragrafo 3).
Un'economia di tipo monetario si estese progressivamente in Europa  ed
il  vecchio  sistema  carolingio, basato sul  "denaro"  d'argento,  si
rivel  insufficiente  a sostenere le attivit  commerciali.  Fu  cos
introdotta  da alcune citt italiane, come Genova, Firenze e  Venezia,
la  monetazione aurea: il "fiorino" e il "ducato" divennero le  valute
pi prestigiose. Con l'ampliamento dei traffici si diffuse la "lettera
di  cambio",  che permetteva di pagare e riscuotere i proventi  di  un
affare evitando i rischi connessi con il trasporto del denaro. A  poco
a  poco  abili manovre creditizie mascherarono il disprezzato prestito
ad  interesse,  bollato  come usurario dalla  Chiesa.  La  correttezza
morale delle nuove pratiche commerciali e cambiarie cominci ad essere
studiata  e  discussa da laici ed ecclesiastici, mentre il timore  del
peccato  d'usura  si diffondeva fra gli uomini d'affari.    (Paragrafo
4).
